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Cecilia scrive: aprile 2011 alle 21:43 Quando si hanno figli e l'immenso desiderio che, come mammà e papà, crescano amando storie e il moltiplicare per mille la propria vita attraverso i libri, si deve affrontare l’imprevisto problema di quale strategia adottare. Non è semplice, checché ne dicano pediatri e psicologi, appassionare un pupo alla lettura nell’era videocratica. Che faccio? Me lo piazzo al fianco sul divano, in poltrona, a letto, in spiaggia, mentre lo privo della mia preziosa attenzione, perché mi perdo in un romanzo, ma almeno così capisce che sto facendo qualcosa di bellissimo e ipnotico? Lo stordisco di racconti drammatizzati, tutti vocine in falsetto e colpi di scena, già dalla culla? Lo trascino in qualche supermercato libresco, liberandolo, piccola preda da marketing, tra best-seller del settore e libri che assomigliano più a giocattoli che ad altro? Oppure, appena sa leggere, lo obbligo a finire almeno un libro a settimana, pena niente paghetta? Poi capita… Capita che, passeggiando per strada, t'imbatti in un negozietto essenziale. Due vetrine e un'insegna. "Il Mondo delle Meraviglie". Non espone ultime novità, ma un tema. La Paura. E vedi, adagiati su tulle nero e stelline luccicanti, tutti i libri che hai divorato da piccola e non credevi esistessero più. Maurice Sendak al centro (e ancora "Nel paese dei mostri selvaggi" non era un film). Ma anche il Gruffalò, l’orrendo bestione inglese che parla in rima, disegnato con la cura maniacale e pirotecnica di un certosino. Accanto un pupazzo in gesso che lo ritrae, fatto a mano, ma perfetto. E poi i cataloghi iperbolici dei mostriciattoli ironici e timidi di Claude Ponti, un gigantesco volume, “Mostri ammalati”, grande quanto un bimbo di due anni, un mini teatro delle ombre, con streghe e zucche e una torcia piccina-picciò, e ancora idre, grifoni, centauri, licantropi, vampiri, draghi, in decine di edizioni e stili. Un libro nero-nero-nero sul buio… E tuo figlio è lì, a bocca aperta, anche se è piccolo e non sa bene di cosa si tratti, concentrato e altrove, come davanti a un negozio di giocattoli e caramelle e lecca-lecca, tutto insieme. Pensi: “Oddio, sarà il nome della libreria, ma sembra davvero Alice sull’orlo della tana di Bianconiglio”. Così entri e non esci più. Due signore in scarpe da ginnastica salutano tuo figlio (solo per seconda, e frugalmente, te), se lo portano nel reparto 0-3 anni e gli piazzano in mano libri e libri (“Ma se li distrugge???” “Fa niente: sono lì apposta”), confessandogli storie in un orecchio, sedute per terra con lui. Intanto ti guardi attorno e scopri che sei finita in un libreria vera, come nemmeno per adulti ne esistono quasi più. Perché sugli scaffali sono disposti pensieri, idee, consigli, progetti di lettura, non solo quel che offre il mercato. Noti che i best-seller spazzatura, tipo “Il meraviglioso mondo di Gorm”, sì, ci sono, ma un po’ nascosti, nei ripiani più alti. C’è anche un reparto di pedagogia, con testi super raffinati, che hai cercato per anni, ma mai trovato. Raccogli una briciola di discorso. “Buongiorno! Mio nipote di 3 anni è un bambino sveglissimo, intelligentissimo. Ha ià iniziato a leggere qualche parola da solo. Cosa mi può consigliare per aiutarlo?” “Un’altra libreria” “Scusi?” “Sì, un’altra libreria. A tre anni, certo, tutti i bambini possono fisiologicamente imparare a leggere, ma è giusto? Secondo noi, no. A tre, quattro, cinque anni si esplora in libertà, si gioca. Anche e soprattutto coi libri. Ma si gioca”. Wow! Non ci credi. Sei finita in un gap spazio-temporale. Allora esistono! Strappi la libraia di mano a tuo figlio e parli per un’ora di cosa e perché leggano i bambini di oggi, di cosa piaccia a loro libraie, di come far nascere con naturalezza l’amore per la lettura. Poni semplici domande da mamma e – meraviglia – arrivano risposte sagge, pratiche, trasudanti passione. Capti una formazione pedagogica, plasmata da anni di contatto diretto con la realtà e condita dalla consapevolezza di aver un ruolo di piccola guida, che vuole sapere di te, del tuo bambino, per confrontarsi e trovare soluzioni vis-à-vis. Non ci sono clienti e bottegai qui, ma gente che vive coi bambini e ha fiducia in quello che si può fare con e per loro attraverso la cultura.
ANNA VIVARELLI E SILVANA DE MARI SCRIVONO: |